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Atto XVI

[[Ai bambini guerrieri]] Implode all'improvviso questa mia rivalsa contro un mondo che mi ha escluso dai suoi conti. Sempre a dover dimostrare l'impossibile nel tentativo di smentire il giudizio negativo dei "normali". Mi considerano alla sorta di un poverello senza Dio causa di tutti i suoi mali. Si lo so, l'ho già detto questo, ma è bene ricordare. E' bene mantenere sempre vigile questo mio occhio sanguinolento per dare risposte a domande che non trovano riscontro nel mondo dei "fenomeni", se cogliete la doppia valenza del virgolettato. Verso il mio sangue nella scrittura. Lo faccio per quel guerriero bambino che da sempre alberga dentro di me e mi ricorda costantemente che ho un debito nei confronti di quei tanti guerrieri bambini che quotidianamente soffrono per la crudeltà delle parole. Mi sento responsabile di questo e la cosa mi spaventa, ma glielo devo. Devo fornirgli quelle motivazioni che la spietatezza del prossimo, la leggerezza dei coetanei e l'ignoranza degli educatori frustra sul nascere, precludendo qualsiasi possibilità di uno sviluppo sano e positivo.
Io lo so perfettamente come si sentono i nostri baby-guerrieri, cosa si prova a guardare il proprio futuro sospesi sul burrone dell'incertezza. Conosco la qualità di certi sguardi tesi a sprigionare tutta la loro arroganza, la loro malafede, la loro supponenza. Sguardi superiori di una stirpe che si auto-elegge alla Normalità, che ci ricorda continuamente che solo loro sono nel giusto e che a noi non è permesso sbagliare. La malvagità che trasuda dai loro occhi mi costringe a ripiegare all'interno di una solitudine che non fa sconti, che mi impone di metabolizzare un disagio non richiesto, elargito dalla gratuità del Male. Sono indotto a venire a patti con pensieri che graffiano lo stomaco lasciando cicatrici su un equilibrio già di per sé parecchio malmesso. Cicatrici che si riaprono parallelamente al riecheggio mentale di un episodio infausto relativo al disturbo, quasi a ricordare che, nonostante gli sforzi, il mio dolore non cesserà di nutrire il loro opprimente bisogno di normalità. C'è qualcosa di malsano in questo, di zolforoso. Sembra che i "normali" rinvigoriscano il loro senso del "giusto" confrontandolo con la mia diversità, con la mia estraneità alla loro scala di valori. Giustificano le loro colpe accusando me delle loro bassezze, dei loro limiti, delle loro frustrazioni. E' assolutamente atroce tutto ciò, terrificante, perchè una mentalità di questo tipo porta inevitabilmente alla logica del capro espiatorio.
Ecco allora l'insegnante tronfio nella sua arroganza che punisce il bambino-capro nell'atto inconsulto di manifestare il suo disagio. Mi sembra di vederlo il maestro panciuto, rosso in viso, che lo incolpa per non doversi sobbarcare l'onere di compiere quello sforzo educativo che andrebbe al di là dei suoi mezzi e del suo ruolo sottopagato. Guardatelo dunque, il professorone tutto d'un pezzo, che lo riprende malignamente per sfogare la sua personale frustrazione nei confronti di una professione che gli ha promesso tanto regalandogli ben poco. Osservate l'educatore, saldo nei suoi sani principi morali, che sommerge l'alunno di sfoghi privati, travestiti però da motivazioni alquanto condivisibili dalla schiera di bambini-a-norma che compongono la sua classe e soprattutto dai suoi illustrissimi colleghi, demotivati professionalmente quanto e più di lui. Per non parlare poi del chiacchiericcio di sottofondo dei genitori dei bambini-a-norma nei confronti del nostro povero bambino-capro. Ma chissà che cos'ha? E' matto? Si droga? Sarà mica contagioso, vero? Immaginatevi dunque lo stato d'animo dei nostri figli davanti a un incubo di tali dimensioni. Immaginatevi di essere, voi genitori, al centro di una situazione di questo tipo. Dove trovereste la forza per non crollare quando vi è tutto contro? Quando, per tutti, la colpa è solo vostra? Quando siete accusati di sbagli che sapete di non aver mai commesso? Quando il minimo passo falso diventa un pretesto per essere oltraggiato, sbeffeggiato e deriso da tutta la classe? Provate quindi a immedesimarvi in tutto ciò e poi auto-rispondete a quelle domande che in passato mi avete rivolto. Perchè quello sguardo carico d'odio? Perchè quello sguardo di sfida? Perchè quella rabbia? Quel rancore? Quella mancanza d'interessi? Perchè il mio caro figliolo non è più il dolce e tenero fanciullino di una volta?
In funzione di quanto scritto, un rancore corrosivo mi assale e mi divora, nonostante 30 anni di Tourette e di relative strategie per conviverci, per sopportarla. So perfettamente che dovrei controllare tale rancore, ma alcune volte lo lascio vivere. Mi sembra un atto dovuto ai miei sforzi, alle mie sofferenze, alle mie battaglie contro i mulini a vento. Un scarto di egoismo che si assurge l'arrogante diritto di auto-celebrarsi. Non posso sempre controllare tutto, castrando la mia naturalità che, sebbene imperfetta, è troppo soffocante da occultare continuamente. Concedete anche a me la mia dose di Male.
L'autore tiene a precisare che lo scritto di cui sopra è frutto della sua strabordante fantasia che attinge deliberatamente dall'immagine interiore per raffigurare e cercare di spiegare determinate dinamiche relativamente alla Sindrome di Tourette. E' dunque evidente che tale scritto non ha alcun fondamento scientifico, nè si vuole porre come alternativa alla letteratura specialistica sull'argomento. L'autore dichiara inoltre che i commenti a questo scritto sono di esclusiva responsabilità degli utenti.
In copertina: Destroyed by Anger - "Offsetting the Balance" - Art-work by Travin Smith.
Aggiunto: May 14th 2008 Autore: Eddie Voto:      Hits: 239 Lingua: italian
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